giovedì 23 settembre 2010

L'importanza dei gruppi terapeutici

Ciao a tutti!
Scusate l'assenza ma ero molto impegnata con gli esami!Oggi pensavo di parlarvi dell'importanza dei gruppi terapeutici.
 La psioterapia di gruppo è una strategia che viene messa appunto dall'educatore ed è rivolta a tutti quelle persone con il disturbo da gioco d'azzardo patologico. L'obiettivo principale di questo tipo di terapia è quello di condividere le informazioni riguardanti il gioco d'azzardo come per esempio la dipendenza, la gestione del denaro; e funge anche da "aggancio relazione" in quanto permette la condivisione e confronto  delle conoscenze e l'allontanamento dall'isolamento che molto spesso certe famiglie devono subire. In particolare i gruppi terapeutici si distinguono in:
  • gruppi direttivi: i quali sono generalmente gestiti da un terapeuta che conduce la comunicazione e i pensieri delle persone
  • gruppi non direttivi: in questi gruppi vi è un terapeuta che funge da supervisore, ma il flusso dei discorsi è gestito dalle persone
Credo molto nell'importanza di questo tipo di terapia perchè le persone coinvolte possono scambiarsi informazioni utili, parlare della loro esperienza senza essere giudicati e darsi un aiuto a vicenda; inoltre a mio avviso si sentono più a loro agio poichè sanno che chi ascolta  capisce la loro situazione in quanto hanno vissuto anche loro un'esperienza simile.

lunedì 6 settembre 2010

Seminario: "Il gioco d'azzardo patologico-nodi critici dell'intervento territoriale"

Buongiorno a tutti!
Oggi volevo proporvi un articolo interessante che tratta del gioco d'azzardo, in particolare del seminario che si è tenuto a Castelfranco Veneto il 3 settembre 2010. L'articolo è tratto dal quotidiano "la tribuna di Treviso".

"CASTELFRANCO. Il gioco d’azzardo per loro era diventato una necessità. Non potevano più rinunciare ad andare al casinò. In poco tempo lì hanno speso tutto quello che avevano, i loro risparmi. E alla fine quando non avevano più soldi da parte sono arrivati a vendere la casa per pagare le giocate. Questa la tragica storia di gioco patologico riguarda una coppia di anziani che al casinò si è «mangiata» una somma da capogiro: 300 mila euro ovvero il valore della loro casa venduta per pagare debiti di gioco. Questo è solo uno dei casi di cui si è parlato ieri mattina al San Giacomo in occasione del seminario organizzato dall’Usl 8 dal titolo Il gioco d’azzardo patologico - nodi critici dell’intervento territoriale». I dati diffusi in merito ai casi di giocatori patologici, persone incapaci di rinunciare al gioco diventato per loro ormai una malattia, sono davvero preoccupanti. Nel 2009 sono stati un’ottantina i pazienti curati dagli specialisti dell’ambulatorio specializzato per il gioco d’azzardo dell’Usl 8 diretto da Graziano Bellio, direttore del Dipartimento per le tossicodipendenze dell’Usl. Metà di questi provengono da territori di competenza di altre Usl. Ieri medici e operatori sanitari si sono ritrovati per fare il punto della situazione su di un fenomeno sempre più allarmante a livello regionale. Presenti in mattinata anche l’assessore regionale Remo Sernagiotto e il direttore generale dell’Usl Renato Mason. Durante il seminario è stato presentato il progetto «Jackpot», realizzato dalla Regione per contenere il fenomeno del gioco d’azzardo patologico. Hanno aderito 12 Dipartimenti per le Dipendenze del Veneto, 20 servizi pubblici e del privato sociale per le dipendenze e 40 operatori con professionalità diversa, i quali avranno il compito di programmare due incontri di sensibilizzazione nel proprio territorio: uno rivolto ai medici di medicina generale che rappresentano i primi interlocutori delle famiglie in difficoltà e uno con le assistenti sociali dei comuni, coinvolte spesso in relazione a richieste economiche e aiuti finanziari urgenti che si rivelano essere conseguenze del gioco patologico. All’interno dello stesso progetto «Jackpot» è previsto un secondo obiettivo: la realizzazione di una guida di auto protezione che possa essere messa a disposizione dei servizi per l’erogazione di trattamenti brevi a favore dei giocatori meno gravi. La guida di auto protezione vuole essere uno strumento agile e pragmatico dove il giocatore, che chiede aiuto, possa trovare informazioni e indicazioni su come affrontare le prime criticità nell’astensione al gioco, orientamenti e azioni da intraprendere per non ricadere nel ciclo del comportamento di dipendenza, correzioni comportamentali per proteggere denari e beni e azioni per allontanare luoghi e occasioni di gioco".
(http://www.tribunaditreviso.it/)

A presto!

giovedì 2 settembre 2010

La psicoeducazione

Eccomi!
Sono tornata, scusate l'assenza ma ero a letto con la febbre!Bene, dove eravamo rimasti?Ah si, alla psicoeducazione.
La psicoeducazione è una tecnica del campo dell'educazione degli adulti che ha l'obiettivo di aiutare, in questo caso, le persone con dipendenza da gioco d'azzardo patologico, a venire a conoscenza di una serie di informazioni in modo chiaro e preciso, al fine di acquisire capacità di gestione della patologia e delle sue conseguenze. La psicoeducazione è molto utile in quanto si è visto che tanto più una persona è consapevole della propria malattia e delle conseguenze che ha nella propria vita, tanto più è in grado di controllarla. La psicoeducazione motiva, di solito, alla riflessione su di sé, e, nei casi più favorevoli, alla terapia.
 Questa tecnica può essere rivolta sia al giocatore ma anche alla sua famiglia. Il programma di psicoeducazione potrà essere diviso in tre parti:
  • Nella prima parte del programma vengono trattati i seguenti temi: cosa è successo con il gioco; quali sono state le conseguenze; quali sono gli obiettivi e le aspettative per il futuro; come è iniziato il gioco e come si è stabilizzato
  • Nella seconda parte del programma vengono, invece, trattati il che cosa siano la fortuna, il caso e l'azzardo; il ruolo del denaro; il perchè la gente gioca d'azzardo; quali pensieri precedono, accompagnano e seguono il gioco. Vengono inoltre delineate le prime misure da prendere nei confronti della propria dipendenza come l'astinenza, il controllo del denaro e il registo dei debiti
  • Nella terza parte del programma, i temi permettono al paziente di imparare qualcosa: sul fatto che la persona si chieda che cosa vuole nella vita; sulla necessità di ritrovare il suo posto in famiglia e di coltivare gli interessi di un tempo; sull'importanza di una psicoterapia e di una terapia; sull'importanza della ricaduta e sulle misure da prendere in caso di una ricaduta. Alla fine di questa terza parte viene consegnato un questionario di valutazione che permettere di verificare le conoscenze acquisite.
A mio avviso la psicoeducazione risulta essere un buon strumento per risolvere almeno in parte il disturbo, in quanto, grazie alla presa di coscienza della malattia, il giocatore potrà iniziare a modificare il suo comportamento.

A presto!

venerdì 27 agosto 2010

Verso la terapia

Eccomi! Ciao a tutti!
Credo sia arrivata l'ora di parlarvi di come curare questa dipendenza. In particolare, oggi tratterò dell'avviamento del giocatore verso una struttura che lo potrà aiutare a superare questa "fase di crisi".
Innanzitutto mi preme sottolineare che nella maggior parte dei casi non è il giocatore a chiedere aiuto bensì sono i familiari. Infatti circa il 39,6% delle domande di aiuto viene posta dal coniuge, il 24,5% dal giocatore stesso e il restante 36,9% è chiesto dagli amici, genitori, fratelli o figli.
 Il primo contatto con la struttura o l'associazione avviene di persona oppure via mail o telefonicamente ed ha come obiettivo principale quello di raccogliere informazioni personali del giocatore come l'età, il domicilio ecc... e fornire informazioni alla famiglia/giocatore sulla struttura. Inoltre verrà concordato la data per un primo colloquio vero e proprio.
Il primo colloquio, che si tiene nella struttura, avviene di solito tra familiare o giocatore oppure entrambi e l'educatore professionale. L'educatore professionale, in questo momento, raccoglierà la storia anamnestica del giocatore e formulerà l'analisi della domanda ossia annoterà chi è presente al colloquio, quali sono le motivazioni che hanno spinto il giocatore/familiare a chiedere aiuto, rileverà, inoltre, la motivazione al cambiamento del giocatore e le sue aspettative. Indagherà anche sulla disponibilità al coinvolgimento e alla partecipazione della famiglia al progetto. Infine, l'educatore, durante il primo colloquio inizierà a illustrare e a proporre al giocatore le varie attività alle quali potrà prendervi parte. Le attività che l'educatore potrà proporre sono la psicoeducazione e la coinvolgimento del giocatore ai gruppi terapeutici.
Ma di questo ve ne parlerò nel prossimo post!
A presto!

mercoledì 25 agosto 2010

Gioco d'azzardo patologico e dipendenza da internet

Ciao a tutti!
Oggi volevo riflettere su un'altra dipendenza, che negli ultimi tempi sta prendendo piede grazie alla tecnologia: la dipendenza patologica da internet. La dipendenza patologica da internet è un disturbo ossessivo-compulsivo legato all'uso di computer o del web. Esistono cinque diversi tipi di dipendenze online: la dipendenza cibersessuale (chiamata anche dal sesso virtuale; coloro che ne soffrono sono soliti scaricare o utilizzare materiale pornografico), la dipendenza ciber-relazionale (o delle relazioni virtuali; coloro che ne soffrono vengono troppo coinvolti in relazioni online e gli amici online diventano più importanti deglia amici reali o della famiglia), il sovraccarico cognitivo(ricerca ossessiva di informazioni in rete), il gioco al computer. Infine altra dipendenza è il net gaming ossia la dipendenza dai giochi in rete (gioco d'azzardo patologico, shopping compulsivo, videogame). Quest'ultima dipendenza ci interessa particolarmente perchè è strettamente correlata al gioco d'azzardo patologico.
Alcuni ricercatori australiani dell'University of Melbourne e della Monash University, dopo varie ricerche, affermano che la dipendenza da internet e il gioco d'azzardo patologico sono caratterizzate dagli stessi sintomi ma, per essere curate, necessitano di strategie e terapie diverse. Entrambe hanno come sintomi disturbi psicologici (ansia, stress, solitudine e depressione), ma la valutazione e la cura di queste patologie, hanno puntualizzato gli studiosi, richiede una profonda comprensione della sintomatologia individuale e, in particolare, dei conflitti interni a ciascun paziente.

A presto!